Kalya n.13 “Nozze regali”

Una ripartenza fra intrighi politici e sociali, e la presentazione di nuovi personaggi

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6/10

Ottima la prova di Elena Casagrande che, con la cover di questo numero, va a sancire l’inizio del prossimo arco narrativo che ci accompagnerà per il 2024. Analizzandola si nota subito l’assenza della protagonista e il maggiore spazio dato ai comprimari, Leena e Tagh,  oltre che ad un nuovo personaggio: Re e neo consorte. E soprattutto, osservando gli sguardi dei soggetti, si noterà immediatamente che non sarà un matrimonio sereno…

Luca Lamberti e Leonardo Cantone partono ingranando la giusta marcia: rendono questo inizio immediatamente interessante sconvolgendo il team al quale ci avevano abituato, imbastiscono nuove macrotrame e archi narrativi secondari, ci mostrano quanto sia importante il ceto sociale di appartenenza nella comunità galdoriana e quanto la politica sia influente per gli equilibri del continente.

Il nuovo personaggio si amalgama immediatamente con i nostri eroi, il piccolo goblin e l’alchimista, i quali si troveranno ben presto ad affrontare una grana non da poco, ovvero catturare un sicario e scoprire chi lo abbia assoldato per uccidere la nuova regina e destabilizzare gli equilibri fra i regni coinvolti dall’unione regale.

Kalya si intravede in poche pagine sul finale dell’albo e ciò basta a far venir voglia di sapere come il gruppo al quale ci eravamo affezionati possa tornare unito!

La nota purtroppo non convincente arriva dai disegni di Fabio Violante che, con il suo stile caricaturale e spigoloso, è per alcuni versi gradevole e perfetto per la situazione, soprattutto nei primi piani e lì dove il personaggio è in risalto nelle inquadrature: purtroppo, ovunque ci sia un fondale complesso, la sequenza risulta sempre troppo carica, con linee che vanno a confondere visivamente la lettura dell’azione in corso. Situazione talvolta complicata anche da un uso dei retini troppo presente.
Ho sinceramente avuto problemi nel capire cosa stesse accadendo in molte vignette in cui il personaggio è “mimetizzato” fra linee e fondali. Peccato perché l’artista, per tutta l’opera, si cimenta in un ottimo lavoro di inquadrature con “movimenti di camera” interessanti e cinematografici.

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