Eldorado di Tobias Tycho Schalken

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Coconino Press inaugura la sua collana Brick con l’opera Eldorado di Tobias Tycho Schalken.
La collana, curata da Ratigher, ha l’obiettivo di proporre opere difficilmente inquadrabili in etichette o formati classici.

Non semplici fumetti quindi, un qualcosa di più complesso, più particolare.

E quindi la scelta di cominciare con l’artista visivo totale Tobias Tycho Schalken risulta perfettamente in linea con l’idea di selezionare “opere estreme, semplicissime o difficilissime, senza mediazioni o filtri che le rendano più accessibili” come annunciato da Ratigher stesso sui suoi canali social.

L’artista olandese non può infatti essere definito un fumettista in senso stretto.

Anche se questo Eldorado è il suo secondo fumetto (il primo era Balthazar, un fumetto muto, inedito in Italia), la sua carriera, dopo gli studi all’Accademia d’arte e design di Breda, lo vede impegnato prima nella fondazione della rivista d’avanguardia Eiland con Stefan Van Dinther e sopratutto in mostre con opere che si muovono in maniera affascinante tra le avanguardie del novecento.

I suoi lavori spaziano dalla pittura alla scultura, passando per la fotografia e le installazioni, conservando sempre un filo rosso tra vita, arte, realtà e fantasia che le lega in una continua ricerca di significati.

Fra graphic novel e compendio monografico: la ricerca

Viste le premesse, definire quest’opera risulta alquanto complesso e, forse, anche superfluo.

Tanto intima quanto assoluta nelle sue diverse rappresentazioni, con la sua commistione di tecniche e stili l’artista riesce, sia nella parte narrata sia in quella prettamente visiva, a parlarci della ricerca di uno spazio che sia accogliente. La ricerca dell’essere umano di uno spazio che sia suo, che sia familiare e “sicuro” o la nostalgia per uno spazio che lo era. Che sia questa una landa, una casa, una famiglia, un lavoro o, ancora, un sentimento.

Questa ricerca si dipana attraverso opere, dialoghi e disegni permeati di solitudine. Perché questa ricerca è complicata e spesso il luogo dove si potrebbe essere felici non è quello in cui siamo. Altrimenti non ci sarebbe ricerca, ma solo inadeguatezza.

Ma attenzione: questa solitudine non è colma di tristezza, ma di speranza. La speranza di trovarlo questo spazio, questa dimensione. Come se lasciasse sempre aperta la porta ad una soluzione. Come se questa Eldorado ci fosse. Che prima o poi, in un modo o nell’altro, la si possa trovare. Quando invece questo luogo non c’è più subentra la malinconia del ricordo e la consapevolezza di averlo avuto e vissuto questo luogo.

Dall’intimo all’assoluto

Schalken tutto questo ce lo racconta poi attraverso rotture e crepe. O meglio ce lo fa “percepire”. Perchè quanto sopra non è descritto, ma lo si percepisce dai gesti, dagli sguardi, dalle frasi non dette.

Questa dimensione intima e tenera della ricerca, raccontata dai diversi episodi presenti nel volume, diviene, alla fine, idea generale ed assoluta.

L’artista da ragazzo era solito seguire il padre, anch’egli artista, e disegnare gli oggetti minuti e i dettagli insignificanti a corredo delle sue opere. Oggi, questi piccoli tasselli, sparpagliati per le pagine del libro, sono i dettagli attraverso i quali traspare l’identità dell’opera.

Dal particolare al tutto quindi. Sia nel racconto che nelle tavole. Dall’intimo all’assoluto: dalla ricerca individuale dei suoi personaggi alla necessità umana e sociale di uno spazio a cui appartenere, in cui essere felici.

Visivamente forte e straniante il lavoro di Schalken ricorda, tra gli altri, Edward Hopper, De Chirico, Cattelan, Karel Thole, Alex Toth e David Aja oltre ad echi dei lavori di Cormac McCarthy.

Un’opera complessa e sfaccetta quindi, visivamente dirompente e concettualmente criptica che va oltre il semplice fumetto, pretendendo dal lettore un impegno più intenso per essere digerita, goduta e, forse, compresa.

Eldorado
di Tobias Tycho Schalken, 2022 Coconino Press (Collana: Coconino Brick)
F.to 24,5×30,7 cm, colori, 240 pagine, 29,00€
Link al sito ufficiale

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Cominciai a correre. Finché i muscoli non mi bruciarono e le vene non pomparono acido da batteria. Poi continuai a correre.

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