Sulle tracce di Banksy

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La casa editrice Centauria ci ha ormai abituato a pregevoli biografie a fumetti dei pittori più rappresentativi della storia dell’arte, di cui ci siamo già occupati come nel caso di Jason Pollock Confidential: per non smentirsi, lo scorso aprile, insieme alla BesideBooks, ha pubblicato la graphic novel  Il Suo Nome è Banksy,  realizzata da Francesco Matteuzzi e Marco Maraggi, ottima storia che sembra quasi voler dipanare il mistero dietro l’identità, del tutto sconosciuta, dello street-artist più famoso di questo inizio millennio.

Francesco Matteuzzi, giornalista e romanziere, è già autore di numerose graphic novel, come Oltre la Linea dell’Orizzonte,  costruisce una storia interessante, seguendo passo passo la carriera di Banksy e mostrando notevoli conoscenze della street-art, che il disegnatore friuliano Marco Maraggi illustra fedelmente, passando dalla riproduzione delle opere dell’artista misterioso ai vicoli notturni londinesi teatro dei graffitari più sconosciuti.

Il mistero di Banksy

E proprio in uno di quei vicoli si incontrano/scontrano i due protagonisti: la videoartista Claire, appassionata di Banksy e il giovane graffitaro Adam, inconsapevole delle proprie capacità artistiche. Dopo essersi fatti beccare in flagrante dalla polizia, la condanna ricevuta – dover cancellare i murales del circondario – li avvicina e Claire spiega al giovane artista i significati nascosti della street-art e delle opere di Banksy, fino a elaborare insieme una vera e propria installazione artistica.

Le prime apparizioni di Banksy risalgono al 1999 a Bristol, con opere che univano la critica alla violenza della polizia ad uno spirito dissacratorio non comune; erano i tempi delle proteste giovanili  contro le politiche economiche globali, di cui Banksy divenne ben presto un simbolo grazie anche alla sua ottica pacifista.

Illustrando al giovane Adam il percorso artistico di Banksy, Claire fa riferimento alle contraddizioni della società contemporanea, dal consumismo allo sfruttamento dei lavoratori fino a giungere alle guerre come il Vietnam. Tutti aspetti denunciati dal misterioso artista nelle sue opere, anche dopo il suo trasferimento da Bristol a Londra. Il racconto delle scelte artistiche di Banksy, a partire dall’uso dello stencil che gli permette di velocizzare il tempo di esecuzione delle sue opere, si mescolano alle questioni della politica internazionale – come il conflitto in Palestina – e alla scelta dell’autore di aprire il Walled Off Hotel, a Betlemme, come esplicita denuncia di fronte al Muro di Gaza.

The Walled Off Hotel a Betlemme

È un percorso che permette a Adam di diventare più consapevole delle dinamiche artistiche: dalla scelta dei materiali da utilizzare al linguaggio più adatto per esporre le proprie idee, alla questione della proprietà delle opere d’arte e dei murales nello specifico, donati alla collettività ma di cui i collezionisti cercano di impossessarsi. L’arte di Banksy distorce la razionalità, non risponde alle regole tradizionali, per cui ad esempio quando a Lowestoft, nel Suffolk, viene cancellata una sua opera (un topo su una sedia a sdraio con un cocktail in mano), si organizza quasi una caccia all’uomo a chi ha osato cancellare un’opera d’arte che dava celebrità alla cittadina.

Banksy arriva ben presto anche ad esporre nei musei tradizionali, dove però non rinuncia al suo tono dissacrante e contestatario, realizzando opere che stravolgono il senso delle cose per trovare significati più profondi, costringendo i fruitori della sua arte ad uscire da schemi di pensiero consueti.

Un mistero irrisolto

Ecco allora apparire le banconote con le effige di Lady Diana, che hanno ormai un valore superiore a quelle reali,  o i muri di Londra in cui un perfetto Stemma Reale sembra destinarli esclusivamente ai graffiti. Il misterioso artista attua lo sconvolgimento completo della fruizione artistica, facendosene beffe allegramente, in un percorso che culmina nel 2018 nella distruzione di una sua opera con un elaborato meccanismo durante l’asta da Sotheby’s in cui veniva venduta, mettendo in discussione il concetto stesso di copyright.

Il mistero della sua identità è ancora fitto, e le ipotesi più varie – dal disegnatore di Tank Girl, Jamie Hewlett, a Robert Del Naja, leader dei Massive Attack (come sostengono alcune fonti accreditate perfino all’interno della stessa redazione di uBC) – si sprecano, lasciando il tempo che trovano, dato che alla fine la sua vera identità non è neppure così importante, rispetto all’importanza delle opere che Banksy ha realizzato.

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