Un ricordo di Gallieno Ferri

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Sabato 16 luglio 2022 è stata inaugurata – nella sala polivalente Franco Lavoratori di Recco – la mostra Zagor è nato a Recco, dedicata all’arte del creatore di Zagor, Gallieno Ferri. Si tratta di una mostra originariamente prevista per l’anno scorso (in occasione del sessantennale dello Spirito con la Scure), poi slittata a quest’anno, che doveva far séguito ad altre due mostre svoltesi a loro volta a Recco: Zagor compie 40 anni nel 2001 e Gallieno Ferri, cinquant’anni con Zagor nel 2011.
(Per chi ancora non lo sapesse, il legame del creatore grafico di Zagor con Recco è sempre stato fortissimo, con lo Spirito con la Scure che appare un po’ dappertutto, scuola di vela compresa…)

Invogliato dalla possibilità, dopo oltre due anni di pandemia, di partecipare nuovamente a un raduno di zagoriani e soprattutto di rivedere “in presenza” Moreno Burattini, non ho esitato a farmi circa 6 ore di treno tra andata e ritorno… e ne è valsa veramente la pena. Tra tutte le mostre dedicate a Ferri, questa è stata la più completa finora, con 174 tavole originali esposte tra cui alcune di Cico mai prima apparse in pubblico. L’inaugurazione, avvenuta alle 17 alla presenza del sindaco e dell’assessore alla cultura di Recco, è stata preceduta da una regata svoltasi alle 6 di mattina, alla presenza di una ventina di imbarcazioni e più di 35 atleti di tutte le età, compresi i quattro figli di Gallieno Ferri – Rocco, Gualtiero, Curzio e Fulvio – che hanno poi distribuito i trofei ai partecipanti.
Dopo il saluto delle autorità, Moreno è balzato in cattedra come di consueto tenendo un’appassionata conferenza sulla figura di Ferri, mostrando numerose immagini a corredo della carriera del Maestro fin dai suoi esordi, per poi concentrarsi naturalmente su Zagor mostrando la copertina del primo albetto a striscia del 1961 e numerose altre copertine diventate iconiche, da cui prorompeva la dinamicità dello Spirito con la Scure: quanti di noi, ragazzini, sono stati invogliati ad acquistare gli albi di Zagor proprio grazie alla bellezza di quell’eroe in casacca rossa che risaltava negli scaffali delle edicole!
Moreno si è poi soffermato su numerosi aneddoti legati a Ferri (tra cui quelli che ricordavano i tributi di folla riservati al disegnatore durante le mostre all’estero, ma anche le sue imprese sportive) e su alcuni aspetti particolari del suo modus operandi, ad esempio il fatto di disegnare sempre su strisce – che poi venivano unite a tre per volta per comporre una tavola – anche dopo il passaggio al formato bonelliano, oppure il fatto che Ferri partiva da semplici abbozzi a matita per poi sfornare tavole o copertine complete padroneggiando alla perfezione i pennelli, senza troppi passaggi intermedi.

Una volta terminata la conferenza, è stata conferita una sorta di “cittadinanza onoraria” a Zagor, con tanto di carta d’identità completa di dati – Patrick Wilding, nato il 15 giugno 1961, cittadinanza italiana e americana, professione eroe… In séguito, infine, è stata scoperta una targa con cui è stata intitolata a Gallieno Ferri la piazzetta antistante il centro polivalente, con tanto di benedizione del parroco.
Questo è stato l’episodio con cui è terminata l’inaugurazione della mostra, ma non la serata in quanto sono rimasto ancora a lungo con Moreno, Gualtiero Ferri e altri appassionati zagoriani nel consueto scambio di ricordi legati al nostro eroe preferito: Gualtiero, in particolare, ci ha raccontato alcuni aneddoti curiosi e toccanti, tra cui – come spesso, ahimé, succede ai raduni zagoriani… – un paio di episodi non divulgabili, insieme ad altri che (spero) saranno presto al centro della sua partecipazione alla rubrica Zagor Top 5, in particolare la sua predilezione per l’avventura con protagonista Arturo il Canguro oppure la descrizione del gorgo che appare in Odissea americana.


Salutati gli altri appassionati, e dopo un’irrinunciabile – per quanto veloce – cena con la tipica focaccia locale al formaggio, sono balzato sul treno del ritorno e ho iniziato a ripensare all’UNICA occasione in cui ho incontrato Gallieno Ferri. Eh sì… come mi era già successo per Sergio Bonelli (che creò Zagor usando lo pseudonimo di Guido Nolitta), nonostante la mia partecipazione a una gran quantità di mostre del fumetto e raduni zagoriani, ho conosciuto Gallieno a inizio millennio, durante una mostra a Prato, senza più riuscire a rivederlo in séguito.

Ricordo ancora quell’incontro con affetto e commozione: ero insieme a Moreno, che mi presentò a Gallieno con il suo tipico entusiasmo, descrivendomi come un appassionato lettore. Ferri fu estremamente disponibile e si fermò con me per autografarmi il n° 400 di Zagor, nonostante fosse atteso ad una conferenza: in quei pochi minuti ci scambiammo alcune impressioni sullo Zagor post-Nolitta, su cui concordavamo in pieno (peccato che anche questo aneddoto rientri tra quelli non divulgabili in pubblico…), per poi salutarci ripromettendoci di riparlarne in occasione del nostro incontro successivo… che, purtroppo, non c’è mai stato.

So di fare un torto agli altri disegnatori, ma quando ero ragazzino per me Zagor era solo quello di Gallieno: è un torto soprattutto nei confronti dell’altro principale disegnatore “classico”, Franco Donatelli, che è stato l’esemplare interprete grafico di tre delle storie più “impegnate” di Zagor (Libertà o morte, La rabbia degli Osages e Sandy River) che sono tra le mie preferite… ma per me non c’era confronto con Ferri. Ho sempre considerato Donatelli un Grande Artigiano, mentre Ferri per me era semplicemente un Maestro – e le preferenze finora assegnate dai votanti nella rubrica Zagor Top 5 confermano questo sentire comune tra i lettori di una certa età. Naturalmente, all’epoca ero un ragazzino inconsapevole dei ritmi di lavoro con cui un autore poteva disegnare le 96 pagine che arrivavano in edicola ogni mese (per quanto Ferri fosse anche molto prolifico, rispetto ad altri), ma ricordo ancora la stizza con cui – dopo la “fine” della Golden Age – aprii le pagine del Cavaliere misterioso e ancora più quelle di Masai Killer, come ho spiegato in questo articolo.
È stato quindi davvero bello partecipare a questa inaugurazione, gustarmi tante e tante immagini bellissime e riandare, con il ricordo, alla mia giovinezza.

A chi volesse approfondire la carriera e la figura del Maestro di Recco, aneddoti compresi, suggerisco la lettura del saggio di Moreno e di Graziano Romani intitolato semplicemente Gallieno Ferri, pubblicato più di dieci anni fa da Coniglio Editore nella collana Lezioni di fumetto. Davvero un libro imperdibile, come si suol dire – per quanto difficilmente reperibile, purtroppo.

Per la parte iconografica, ringrazio la disponibilità di Moreno Burattini e di Gualtiero Ferri che mi hanno permesso di utilizzare alcune immagini apparse sulle loro pagine Facebook. Ho volutamente evitato di inserirle tutte in questo articolo per non appesantirlo troppo, ma è possibile vederle cliccando sui relativi link all’interno del testo. Presto sarà disponibile una galleria completa di tutte queste immagini, integrate da altre ancora.

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