Pelle d’Uomo: cambiare pelle per salvarsi la vita!

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Pluripremiato graphic novel francese, realizzato nel 2020 dal compianto sceneggiatore Hubert e dall’ottimo disegnatore Zanzim, tradotto in Italia dalla Bao Publishing l’anno scorso, Pelle d’Uomo racconta la storia della giovane nobildonna Bianca che – in pieno Rinascimento italiano e in una non meglio identificata città italiana – prima di giungere a nozze con il per lei sconosciuto Giovanni, viene a conoscenza del bizzarro segreto custodito dalle donne della sua famiglia: una vera e propria pelle d’uomo da indossare per poter realmente capire come vive un uomo. Bianca diventa così Lorenzo, e nei suoi panni riesce finalmente a conoscere Giovanni, scoprendo la sua omosessualità e divenendone l’amante, contrastando gli intenti persecutori della frangia più oltranzista dei religiosi cittadini (comandata per di più da suo fratello), fino a divenire un vero e proprio capopopolo e il simbolo della libertà di pensiero per tutti i suoi concittadini.

Si tratta di un racconto favolistico che, partendo dalla tradizione francese – basti pensare alla vicinanza con una fiaba popolare come Pelle d’Asino, resa celebre da Charles Perrault – affronta direttamente alcune tematiche filosofiche e sociali, come le contraddizioni di genere e il superamento delle convenzioni.

Bianca e Lorenzo

Un’opera che non rappresenta solo un manifesto contro l’omofobia, ma anche contro il bigottismo e l’ipocrisia dei benpensanti che ammettono determinati comportamenti solo nel momento in cui vengono mantenuti celati, mettendo in scena lo scontro tra una società patriarcale, come poteva essere quella rinascimentale, e l’anelito di libertà che anima tutte le persone.

Una storia avvincente grazie alla scelte stilistiche adottate dagli autori, con il linguaggio semplice e realistico di Hubert che ben si sposa con la leggerezza e la grazia del tratto di Zanzim, che infarcisce i suoi disegni con riferimenti voluti alla pittura rinascimentale. Un connubio tra i due autori che si è interrotto solo nel 2020 con la prematura scomparsa dello sceneggiatore, cui è dedicata l’opera, a soli 49 anni, prima dell’uscita del volume. Particolarmente riuscite le tavole intere di Zanzim, in cui in un’unica vignetta riesce a mostrare i movimenti dei personaggi, con una tecnica che rimanda inevitabilmente all’artista italiano Gianni De Luca.

Lorenzo e Giovanni

Diventa difficile durante la lettura non affezionarsi alla giovane protagonista Bianca, alla ricerca della propria identità, che deve scontrarsi contro l’ipocrisia imperante, legata anche al suo alto lignaggio. Nel suo percorso di accettazione di se stessa, Bianca deve appunto affrontare le convenzioni del tempo, scoprendo realtà sconosciute – sia all’interno della propria cerchia familiare, sia negli angoli più appartati della propria città – fino a scontrarsi appunto con suo fratello, il bigotto Fra Angelo, quasi un novello Savonarola. Sola contro tutti, Bianca/Lorenzo (dovendo anche fronteggiare le sue incertezze) riuscirà, compiendo alcune scelte estreme, a guidare la sua città nel recupero della propria essenza, basata sulla accettazione dell’altro, in un lieto fine necessario e appagante.

È paradossale che solo fingendosi qualcun altro, assumendo l’identità di Lorenzo, Bianca riesca a scoprire chi sia, in un percorso di conoscenza che la porta ad accettarsi, ma anche a conoscere realmente le persone che la circondano, arrivando ad accettare anche loro per quello che sono. Le chiavi di lettura e le assonanze con la nostra realtà sono evidenti, l’emancipazione femminile e il diritto a scegliere la propria identità di genere sono al centro della narrazione… e allora non resta che unirci al coro dei concittadini di Bianca, che non possono che esclamare al culmine del loro Carnevale liberatorio: Viva Lorenzo!

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