Mark e i personaggi lombrosiani della EsseGesse

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Come ho già accennato più volte negli articoli delle mie rubriche, da ragazzino leggevo bulimicamente tutto quello che mi capitava a tiro: fumetti Bonelli, Topolino, fotoromanzi della Lancio, quando capitava persino qualche “lettura da adulti” (mio fratello maggiore chiudeva un occhio). Se avessi dovuto indicare quale fosse, in assoluto, il mio fumetto preferito… la scelta sarebbe stata ristretta a due eroi bonelliani: uno era Tex, che avevo conosciuto tramite mio nonno, suo accanito lettore – pur essendo semianalfabeta; l’altro era Zagor, che con gli anni sarebbe poi diventato il mio fumetto del cuore. Uno di questi due, insomma. Se, invece, avessi dovuto indicare quale fosse quello che mi piaceva meno… beh, avrei indicato anche in questo caso un eroe bonelliano, ma senza dubbi o alternative: ed era il Comandante Mark.

Cosa mi avevano fatto di male i tre autori che, come avrei scoperto in séguito, si “nascondevano” dietro la strana sigla EsseGesse*? Perché Mark, che pur leggevo quando se ne presentava l’occasione, non mi piaceva? Cosa mi distingueva dagli amichetti della mia età, che invece lo leggevano avidamente e addirittura canticchiavano l’inno dei Lupi – Dell’Ontario i Lupi siam / Per l’America lottiam / Trema, trema, giubba rossa / l’ora è ormai della riscossa?
A quel tempo non riuscivo ad argomentare più di tanto la mia risposta, eppure pensandoci un minimo la motivazione era lampante: se mi piacevano Tex e Zagor… non poteva esserci confronto. Come avrei potuto preferire striminzite storie autoconclusive da 64 pagine, strutturate grosso modo immutabilmente – con Mark e i suoi Lupi, sempre fortissimi e buonissimi, che sconfiggevano invariabilmente le Giubbe Rosse, sempre cattivissime ma anche imbranatissime – rispetto ad avventure che spesso si dipanavano in più albi ed erano molto più “adulte”, soprattutto quelle di Tex? Nelle avventure di Mark, la possibile (?) suspense era ridotta a zero: i cattivi erano indubitabilmente cattivi fin dalla prima apparizione delle loro facce perennemente ghignanti, che avrebbero fatto la gioia dei sostenitori del famoso antropologo e criminologo Cesare Lombroso.
Inoltre, come faceva notare Moreno Burattini – che di Mark sceneggerà alcuni albi speciali negli anni Novanta – nell’articolo Mark, l’eroe ingenuo. Il metodo EsseGesse (pubblicato nel suo libro Discorsi sulle nuvole, Cut-Up Publishing), il protagonista è meno “furbo” dei suoi lettori: pur essendo abilissimo con le armi, nobilissimo nei suoi sentimenti eccetera eccetera eccetera… l’eroe è quasi sempre incapace di riconoscere una spia o un traditore. Una scelta voluta degli autori, certo, e apprezzatissima dalla fascia di lettori cui questo fumetto era rivolto: come spiega Burattini, il fan della EsseGesse dei bei tempi che furono poteva divorare gli albi pensando “Attento Mark… stai per cadere in una trappola!” […] E quando la trappola scattava davvero, che autocompiacimento [per il lettore] nel commentare “L’avevo detto!” Già nel n° 2, ad esempio, Mark dubita del comportamento del patriota (?) Craig, ma non al punto di evitare di essere messo fuori gioco dal vino drogato che l’oste gli rifila nella pagina successiva (e servirà l’intervento dei fidi Mister Bluff e Gufo Triste per impedire che venga ucciso).

Per il sottoscritto, quindi, era impossibile appassionarsi a questo personaggio e a queste storie dopo aver conosciuto – e apprezzato – le certezze granitiche di Tex; e se Zagor era meno infallibile del ranger, lo era comunque in un contesto completamente diverso da Mark. Quando lo Spirito con la Scure viene coinvolto nel tradimento perpetrato ai Seminoles di Manetola nell’indimenticabile avventura Libertà o morte, FORSE – e sottolineo forse – il lettore più scafato (o anche solo più grande di me: all’epoca avevo sette anni) aveva intuito la possibilità di una trappola e/o aveva comunque la sensazione che la storia potesse concludersi tragicamente, nella piena applicazione di certe tematiche care all’autore Nolitta/Bonelli e di certi epiloghi amari e al contempo realistici che caratterizzavano questo personaggio… ma certo il lettore non pensava “Attento Zagor, è una trappola, te l’avevo detto” bensì si faceva trascinare a sua volta, empaticamente, nello sviluppo della trama fino alla fine.

La mia idiosincrasia per Mark non poteva certo migliorare con il passare degli anni. Pur leggendone decine e decine di albi, ricordo distintamente la trama di due avventure soltanto, guarda caso quelle più lunghe: il n° 100 a colori, La storia del Comandante Mark, in cui venivano svelate le origini del personaggio con un’ulteriore, robusta iniezione di quelle tematiche da feuilleton care agli autori; e l’avventura eccezionalmente suddivisa in quattro albi (dal 104 al 107) intitolata Il risveglio della mummia, in cui Mark – creduto la reincarnazione di un principe egiziano – finisce appunto nella terra dei Faraoni in un “western dai toni horror che strizza l’occhio al peplum”, come scritto da Luca Raffaelli nel n° 24 della collana Serie Oro di Repubblica che ristampa l’intera avventura.

In pieni anni Ottanta, sulla scia dell’enorme successo di Dylan Dog, recuperai gli albi del Comandante Mark in cui era stato pubblicato in appendice Kerry il Trapper, personaggio creato da Tiziano Sclavi (piccola, doverosa parentesi: come scrivevo in precedenza, le storie di Mark occupavano solo le prime 64 pagine di ogni albo, mentre le restanti 32 erano destinate ad altri fumetti tra cui anche Alan Mistero e Blek, due personaggi firmati EsseGesse). Concentrato su Kerry, sfogliai distrattamente le storie di Mark ma non potei trattenermi dal leggerne una, attratto dal titolo: Il figlio di Mister Bluff, n° 219. Ebbene, poco o niente era cambiato da tanti anni prima: l’ingenuo stavolta era Mister Bluff, che si lasciava abbindolare da un presunto figlio (?) che naturalmente tale non era… come subodorato da qualsiasi lettore fin dall’inizio. E quando acquistai l’ultimo albo della serie mensile, il n° 281 intitolato L’ultima vittoria, scoprii che non si trattava di un’epica, conclusiva avventura come era lecito supporre, bensì di un “normale” episodio di 64 pagine a cui era stato aggiunto un epilogo – eccezionalmente ideato e sceneggiato da Mauro Boselli – che culminava nel matrimonio di Mark con l’eterna fidanzata Betty e soprattutto nella conclusione della Guerra d’Indipendenza Americana.

Eppure… eppure questa “manifesta ingenuità” e queste caratteristiche lombrosiane che tanto mi lasciavano perplesso continuavano a sedurre un discreto numero di lettori – e continuano tuttora, a giudicare dal successo del collaterale dedicato al Comandante Mark dalla Gazzetta dello Sport, di cui parlerò a tempo debito: il giusto riconoscimento, malgrado i gusti del sottoscritto, della professionalità con cui gli autori hanno portato avanti questo personaggio, secondo una ben precisa logica narrativa (è ancora Burattini che scrive) che sembra aver funzionato per trent’anni, nonostante l’apparente scelleratezza [dell’ingenuità di Mark, rimanendo] coscientemente e sapientemente ancorati al loro personalissimo stile grafico e letterario.

*La sigla EsseGesse indica il sodalizio artistico che ha riunito Giovanni Sinchetto, Dario Guzzon e Pietro Sartoris, autori completi e spesso interscambiabili che hanno creato numerosi classici del fumetto italiano: oltre a Mark, basti ricordare Blek Macigno e Capitan Miki.
La caratteristica comune di questi personaggi, che contribuisce non poco al loro successo, è quella di essere sempre affiancati da due comprimari: Mister Bluff e Gufo Triste, come dicevamo, per Mark; il giovane trapper Roddy e il Professor Occultis per Blek; il perennemente assetato Doppio Rhum (nomen omen) e il sedicente dottor Salasso per Miki; infine, il perennemente affamato Polpetta (di nuovo, nomen omen…) e l’aristocratico Conte per Alan Mistero. Comprimari che spesso agiscono da spalle comiche (nel caso di Mark, con l’aggiunta del cane Flok) ma che, nel momento del bisogno, si riveleranno fondamentali in aiuto del protagonista principale.

Per quanto riguarda il Comandante Mark, le avventure di questo personaggio sono state pubblicate dal 1966 al 1990 in 281 albi mensili, seguìti da 11 albi speciali annuali pubblicati dal 1990 al 2000, disegnati da Lina Buffolente e sceneggiati da Guzzon e poi da altri autori. Le avventure contenute negli albi speciali sono retrospettive e precedono l’episodio conclusivo della serie mensile. Nel 1990 inizia inoltre la collana Tutto Mark che ristampa, in 141 albi mensili, soltanto le storie del Comandante Mark (due per ogni numero), senza quelle in appendice dedicate agli altri personaggi.
Ulteriori informazioni (anche se non aggiornate) sul trio EsseGesse sono consultabili nella scheda che uBC aveva dedicato ai tre autori.

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